Inaugurate le collezioni permanenti

Inaugurata il 27 ottobre la Collezione permanente del Museo delle Culture, che sarà possibile visitare gratuitamente  fino a gennaio.

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Il nucleo dell’esposizione è  costituito da un’ampia selezione dalle Raccolte etnografiche del Comune di Milano che raccolgono circa ottomila tra opere d’arte, oggetti  d’uso, tessuti, strumenti musicali, testimonianze preziose di culture provenienti da medio ed estremo Oriente, America meridionale e centrale, Africa occidentale e centrale, Sud Est asiatico e Oceania, coprendo un arco cronologico che va dal 1200 a.C. al Novecento.

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Le Raccolte nel loro complesso hanno iniziato a costituire un corpus organico solo a partire dal 1863, quando il Museo Civico di Storia Naturale (fondato nel 1838) decide l’Istituzione di un registro delle Raccolte Etnografiche. Con lo spostamento della sede dei Musei Civici presso il Castello Sforzesco nel 1900, confluiscono qui, a diverse riprese, tutte le collezioni etnografiche, storiche e antropologiche precedentemente appartenute a diversi enti pubblici milanesi: oltre allo stesso Museo Civico di Storia Naturale, il Museo Patrio Archeologico (1867) e il Museo Artistico Municipale (1878). Ed è proprio al Castello che, a causa dei bombardamenti del 1943, alcuni di questi nuclei hanno subìto danni gravissimi. Per la prima volta dal Dopoguerra, oggi nelle sale al primo piano del Museo delle Culture, si può ammirare una selezione di questo prezioso patrimonio, in un’esposizione organica e ragionata, che propone una collezione completamente restaurata e presenta il risultato di nuovi e approfonditi studi che hanno rivelato aspetti inediti di molti capolavori, alcuni in mostra per la prima volta.

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Il percorso espositivo racconta la costituzione del patrimonio civico non solo ricostruendo la cronologia della sua formazione, ma anche chiarendo il come e il perché questo patrimonio sia giunto a Milano, al fine di rivelare i molti differenti approcci che hanno condizionato la ricerca e la curiosità dei collezionisti verso i mondi più lontani.
Rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio compiuto attraverso l’incontro/scontro con l’ “altro da sé”, a partire dal XVII secolo fino ai giorni nostri, e mette in mostra nelle quattro sale al primo piano del MUDEC oltre 200 tra opere d’arte, oggetti e documenti selezionati non solo per lo straordinario valore culturale ed estetico, ma anche, appunto, come testimonianza del sempre diverso atteggiamento con il quale la nostra società ha guardato verso orizzonti culturali sconosciuti: stupore per l’esotico (sezione 1), volontà di evangelizzazione e di scoperta scientifica (sezione 2), di conquista (sezione 3), o ancora pressanti ragioni commerciali (sezioni 4 e 5) hanno spinto le persone a viaggiare e a collezionare i manufatti più diversi,  testimoniando lo spirito della propria epoca.

Alla fine del percorso espositivo,  la mostra focus “A Beautiful Confluence”, dedicata ad “Anni and Josef Albers e l’America Latina”, presenta la produzione artistica dei due artisti annoverati tra i principali pionieri del modernismo del XX secolo, posta in relazione con gli oggetti precolombiani collezionati con passione nel corso della loro vita: dal trasferimento in America nel 1933 fino alla morte di Josef nel 1976.
La mostra è allestita in due sale collocate naturalmente e simbolicamente alla fine del percorso espositivo permanente della Collezione, dedicata appunto al collezionismo del ‘900 e alla scoperta dell’arte non europea da parte delle Avanguardie.

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